Il 21 e 22 marzo, alla conclusione della manifestazione nazionale di Libera, si è realizzato un momento di incontro tra gli operatori dei diversi territori per riflettere sull’esperienza di questi primi mesi di attività, sugli esiti del primo incontro nazionale con i ragazzi e sulle prospettive future. Di seguito una rielaborazione dei temi affrontati e delle prospettive individuate. Unanimemente si è condiviso che le giornate di incontro con i gruppi dei ragazzə che si sono tenute nei locali della cooperativa Arti e mestieri di Locate e Rozzano sono stati assolutamente positivi, al di là delle aspettative, anche per l’ottima risposta dei ragazzə.
Ciò che ha favorito questo coinvolgimento positivo sono stati:
● Un po’ di coraggio dimostrato da tutti gli organizzatori
● La capacità di preparare le condizioni minime per le giornate e poi lasciarle andare
● Il fatto di aver messo i ragazzə subito in situazione, cosa che ha permesso loro di unirsi proprio nel fare, divertendosi.
I ragazzə, oltre che da località diverse, nella quotidianità vivono “mondi” diversi, questa esperienza ha permesso il nascere di una “area di contaminazione” proprio perché nell’azione si è trovata l’unità tra i diversi gruppi, favorendo l'immediatezza e l’autenticità nello scambio.
È stata anche un’occasione di lavoro comune per gli operatori dei diversi territori, che ha permesso di conoscersi meglio e di condividere un’esperienza comune.
Perchè una piattaforma come FirstLife
Una parte dell’incontro è stata dedicata al confronto con Eloheh Mason e Chiara Sonzogno, ricercatrici del Dipartimento Informatica dell’Università di Torino e operatrici dell’associazione Les Petites Madeleines a cui è stato affidato l’incarico di uno sviluppo ah hoc della piattaforma FirstLife.
Si tratta di una piattaforma che verrebbe adottata come ulteriore strumento di comunicazione e condivisione dei progetti, in un’ottica “Slow Digital” ovvero proponendo, integrata agli altri strumenti, un’alternativa pubblica e gratuita ai media digitali di uso quotidiano, uno strumento per permettere al progetto di sviluppare interventi di educazione digitale, oltre di possibilità di interazione tra digitale-relazionale-analogico mappando i luoghi che i ragazzə frequentano o le possibilità da esplorare.
Il Social Network Civico può essere associato a possibili percorsi specifici relativi a City Journalism o Giornalismo lento, con la costruzione di gruppi “editoriali” con l’obiettivo di raccontare ed esprimere il proprio vissuto in relazione agli spazi urbani e alle possiblità trasformative del Progetto, e al contempo riflettere e affinare tecniche di comunicazione digitale, pratiche di indagine, racconto e analisi territoriale paralleli; interventi di animazione e educativa territoriale, attraverso la costruzione di mappe
che possano permettere lo scambio e il gemellaggio virtuale tra i diversi territori coinvolti .
Si è lavorato insieme allo sviluppo della verticalizzazione della piattaforma, confrontandosi e riflettendo ancora circa lo scopo della proposta che si vuole fare ai ragazzə, offrendo loro un’alternativa di slow social all’attuale modello loro in uso, governato da algoritmi che rispondono a esigenze di mercato. Attraverso percorsi di educazione civica e digitale si vuole porre un’attenzione particolare al rapporto tra giovani e città, al racconto urbano dei gruppi sociali attraverso strumenti digitali e nuovi media per una cittadinanza partecipata e creativa. La sfida che si propone è quella di un’educazione al digitale, alla consapevolezza dei meccanismi che governano gli ambienti digitali, per riporre al centro le persone, un umanesimo digitale (Gartner), consapevoli del bisogno di generare buone pratiche di innovazione sociale che diminuisca il gap con l’innovazione tecnologica. In questo modo prendere in carico l’analfabetismo digitale dei “nativi digitali”, offrire un senso e una comune rielaborazione delle pratiche social digital, creare comunità che si incontrano in ambienti virtuali e anche relazionali e fisici, attraverso la mappatura dei luoghi, lo scambio di proposte, l’incontro.
Macro obiettivi e azioni
Si è riflettuto ancora sul senso e le prospettive del progetto dopo i primi mesi di attività. È emersa una riflessione che parte dall’identificazione, con terminologia economicista, del core business, che è stato identificato come “dimensione di valore”. Non è importante da dove arrivi, chi sei, chi è la tua famiglia, ciò che importa è il tuo valore. Ogni ragazzo o ragazza che si incontra è portatore di valore e le attività del progetto vogliono aiutarlo a riconoscerlo e a svilupparlo attraverso l’impegno per la comunità in cui vive.
Inoltre è stato evidenziato come il progetto Preset4Future non sia la sommatoria di azioni locali, ma il suo vero core business è la dimensione di interconnessione nazionale, essere insieme. Il cuore del progetto è la contaminazione, i viaggi, gli scambi tra le varie realtà, a partire dalle periferie.
Si confermano gli obiettivi di progetto:
● Inclusione sociale
● Protagonismo dei giovani
● Sviluppo dei territori,
● Circolazione di buone pratiche
● Scambio e viaggi
Le azioni si dovrebbero muovere seguendo le direttive di:
● Mappare e raccontare il territorio
● Partire dal fare (proprio come i laboratori milanesi che hanno immediatamente coinvolto i giovani al loro arrivo e sono diventati solo in un secondo momenti motivi di riflessione)
● Avere coraggio (di lanciarsi in organizzazioni che anche se non sono semplici nell’elaborazione, permettono però poi uno scambio ed un arricchimento vero)
● I gruppi meticci (per età, caratteristiche, provenienze, esperienze) e favorirne lo scambio
Elementi comuni:
● Periferie e bene pubblici
● Metodologia del core business
● Partecipazione dal basso
● Meticciato e peer education
● Dimensione del fare-rielaborare-tornare al fare
● Dimensione degli scambi e del viaggio
Perché il viaggio?
Il valore dello scambio reale, fisico, fatto di corpi, di emozioni, di idee permette di stringere un’alleanza intergenerazionale, che va al di là dei luoghi di appartenenza, in cui i ragazzə sono parte attiva e riflettono insieme, tra loro e insieme agli adulti di riferimento. Esperienze di questo tipo innescano circoli virtuosi di contaminazioni e feedback tra i contesti, scambi di know how, di saperi e capacità diverse, a più livelli:
● operatorə-operatorə
● ragazzə-ragazzə
● operatorə-ragazzə
Il nostro traguardo sarà un raduno nazionale interamente co-progettato e co-condotto proprio dai ragazzə. La direzione è infatti proprio quella di permettere ai ragazzə di esprimere il loro punto di vista, prendere la parola su loro stessi per generare uno spazio trasversale per autocritica e autoanalisi. Fare, elaborare e ritornare al fare. E’ proprio questo gruppo di pensiero che potrà generare la ricerca azione sul mondo giovanile.
La Peer education trasversale per età, territori, reti, esperienze, si conferma come la metodologia utilizzata per raggiungere gli obiettivi. Questa è infatti considerata un imparare insieme, una trasmissione orizzontale del sapere. Una sperimentazione del caos-uale, del non sapere insieme, dell’esplorazione comune, in cui la dimensione performativa, anche e soprattutto degli operatori, può essere interrogata e lasciata indietro (per esempio tutta l’attività di redazione messa in atto a Milano ha avuto anche come scopo e nel contempo metodologia, quella di far riflettere sulle azioni, sulle emozioni che i diversi partecipanti hanno vissuto e ha coinvolto un gruppo di giovani nel racconto e nella rielaborazione – per la scelta delle immagini, dei testi ecc., di quanto stava accadendo e di quanto hanno potuto osservare).